Ogni anno si ammalano di tumore in Italia 1800 bambini e 800 adolescenti. Le probabilità di guarigione globale sono intorno al 70%, ma a parità di malattia e di stadio, un adolescente ha minori probabilità di guarigione di un bambino.  
 

Gli adolescenti e i giovani adulti con tumore rappresentano infatti un sottogruppo di pazienti per cui esiste un problema di accesso alle cure di eccellenza e di arruolamento nei protocolli clinici, in particolare se paragonato all'ottimizzazione dei percorsi di cura in atto con successo nel mondo dell'oncologia pediatrica per il paziente di età inferiore ai 15 anni, grazie all'esistenza di efficienti reti cooperative - per l'Italia l'Associazione Italiana di Ematologia ed Oncologia Pediatrica (AIEOP) (http://www.aieop.org).
Nonostante il fatto che due terzi dei tumori nella fascia di età tra 15 e 19 anni siano in realtà neoplasie tipiche dell'età pediatrica (tumori del sistema nervoso centrale, sarcomi, leucemie e linfomi), solo una minoranza di adolescenti malati ha davvero accesso ai centri di oncologia pediatrica. Uno studio pubblicato dalla rivista European Journal of Cancer (Ferrari A. e collaboratori, Adolescents with cancer in Italy: entry into the national cooperative paediatric oncology group AIEOP trials. Eur J Cancer 2009; 45:328-334) ha confrontato il numero di casi trattati nei centri AIEOP (oltre 22,000 pazienti - di cui 1745 adolescenti - dal 1989 al 2006) con il numero di casi attesi in Italia, calcolato in funzione dei tassi di incidenza ricavati dalla rete dei registri di popolazione (AIRTum - Associazione Italiana Registri Tumori): se per i pazienti sotto i 15 anni, circa l’80% dei pazienti viene curato nei centri AIEOP, per i pazienti tra 15 e 19 anni il rapporto osservati/attesi è solo del 10%.
Inoltre solo in rari casi gli adolescenti non trattati nei centri di oncologia pediatrica afferiscono a centri di eccellenza dell'adulto e a protocolli dell'adulto. Succede cioè che gli adolescenti ammalati si trovino in una "terra di nessuno" tra il mondo dell'oncologia pediatrica e quello dell'oncologia medica dell'adulto: succede cioè che questi pazienti non sono curati né dall'oncologo pediatra né da un oncologo dell'adulto comunque esperto e competente.

Lo studio di sopravvivenza EUROCARE 1995-2002 ha riportato la differenze di guarigione tra i pazienti di età compresa tra 15 e 24 anni e quelli di età inferiore a 15 anni: per esempio, la percentuale di guarigione per i pazienti con leucemia linfoblastica acuta era dell'85% per i pazienti minori di 15 anni e del 50% per quelli tra 15 e 24 anni. Per l'osteosarcoma e per il sarcoma di Ewing, la differenza era 77% verso 60% e 66% verso 48%, rispettivamente (Gatta G, e collaboratori. Survival of European children and young adults with cancer diagnosed 1995-2002. Eur J Cancer 2009;45:992-1005).

 
Altri studi hanno messo in evidenza come la prognosi non dipenda solo dall'età, ma dal tipo di protocollo utilizzato: i pazienti adolescenti con leucemia, linfoma, sarcoma di tipo pediatrico, hanno migliori probabilità di guarire se curati con protocolli pediatrici (per esempio, in uno studio francese focalizzato sui pazienti di 15-20 anni affetti da leucemia linfoblastica acuta, la sopravvivenza libera da eventi EFS a 5 anni era del 87% per i pazienti curati con il protocollo pediatrico FRALLE-93 e del 41% per i pazienti curati con il protocollo dell'adulto LALA-94).