La cura dei ragazzi malati deve anche prevedere un supporto psicologico adeguato. L'adolescenza è un'età particolare e delicata, caratterizzata da bisogni specifici e vissuti emotivi, spirituali e relazionali peculiari. La malattia irrompe proprio. Fare i conti con un corpo che non funziona e che fa male - che richiede l'aiuto del mondo degli adulti (i genitori, i medici) - proprio in un momento di grande spinta all'indipendenza, rappresenta un'esperienza fortemente traumatica, che può mettere a rischio la costruzione della propria identità.  
Lo staff medico, per assicurare la migliore cura possibile agli adolescenti malati, deve possedere competenze specifiche per rispondere ai complessi bisogni psicologici dei ragazzi e per aiutarli a far fronte all'impatto della malattia sulla loro vita attraverso una cura globale e programmi dedicati.  La gestione psicologica deve coinvolgere innanzitutto il team al completo (medici e infermieri, così come assistenti sociali e insegnanti), che fornisce il primo supporto emotivo, ma è indispensabile anche l’apporto specialistico. Presso la Pediatria Oncologica dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, tre specialisti in psicologia clinica fanno parte stabilmente dello staff medico e lavorano ogni giorno in stretta collaborazione con i medici e gli altri membri del personale, in modo da poter stabilire un rapporto continuativo con i pazienti.

Il supporto psicologico si accompagna a quello sociale. Quattro insegnanti (inclusa un'insegnante delle scuole superiori) e cinque educatori fanno parte dello staff. Assicurare la continuità e il regolare proseguimento del percorso scolastico sono fondamentali per il benessere dei ragazzi: far sentire ai giovani pazienti che la propria crescita non è irrimediabilmente sovvertita dalla malattia ed è possibile continuare a coltivare aspetti di vita e ad investire sul proprio futuro è un'esperienza che di per sé aiuta l'adattamento nel breve e nel lungo periodo.  Sono organizzati pertanto diversi livelli di intervento: sono attivati supporti per rendere i pazienti in grado di frequentare regolarmente la propria scuola oppure è possibile frequentare, quando si è ricoverati, la "scuola in ospedale"
Quando poi il paziente è un giovane adulto, il personale può trovarsi a rispondere a problemi che riguardano invece il lavoro: in questi casi un ruolo fondamentale è giocato dall’assistente sociale in staff, che incontra i pazienti e aiuta le famiglie in vari modi, dai possibili aiuti economici all'ospitalità presso strutture convenzionate, al supporto ai pazienti stranieri.